Profilo del maniscalco
Tracciare i contorni della figura di un maniscalco
professionista potrebbe sembrare facile, ma così non è e
diventa addirittura difficile se di quella figura si devono
considerare le doti essenziali che si richiedono
nell'esercizio della propria arte.
In questo articolo metterò in evidenza le doti e le
condizioni ambientali e personali del suo lavoro.
Siamo realisti, ancora oggi, la ferratura non è del tutto
perfetta: si risolve ai margini dell'approssimazione,
perché purtroppo, pochi sono i maniscalchi che hanno la
conoscenza completa di anatomia, fisiologia, ateleologia,
patologia e igiene del piede, necessarie per l’applicazione
di una sana e adeguata ferratura del caso.
In Italia mancano scuole pratiche di mascalcia, scuole che
invece sono ben presenti in molti altri paesi europei, come
Germania, Francia, Austria e Belgio, nelle quali si
incontrano i maniscalchi per ricevere istruzioni ed
ottenere un certificato di abilitazione. Unica scuola
pratica, quella militare, istituita dal Ministero della
Difesa, a Pinerolo, (ora trasferita a Grosseto), la quale
prepara all'istruzione maniscalchi militari e civili,
affiancata da un corso parallelo di ufficiali veterinari,
che tra l’altro arrivano già preparati attraverso gli
insegnamenti della podologia nelle facoltà veterinarie.
Di questa situazione italiana nessuno se ne interessa, e i
pochi che lo hanno fatto non hanno ottenuto grandi
risultati. Scuole civili di mascalcia, pur tanto invocate,
non ne sono mai state fondate e il maniscalco resta ai soli
consigli occasionali dei veterinari o porta con se il non
splendido bagaglio di cognizioni apprese dal datore di
lavoro. Famosi podologi si sono battuti coraggiosamente per
cercare di risolvere questo problema scrivendo articoli
interessanti con norme destinate a sostenere la passione e
la causa che c'interessa. Fino ad oggi non si è ancora
ottenuto niente. Va detto in ogni caso che nonostante
queste mancanze, l'opera del maniscalco, soprattutto lo
specializzato, provvede adeguatamente, piccoli errori a
parte, alle necessità.
Spetta al maniscalco l'opera di una sapiente ferratura per
piedi normali, difettosi, malati: è opera sua quella di
normalizzare le diverse forme e proporzioni dei piedi, di
correggere gli appiombi, di modificare le andature, di
riparare gli effetti nocivi di cattivi atteggiamenti e ai
danni dovuti alle cattive qualità e ai difetti di spessore
di certi zoccoli. Spetta al maniscalco di non pungere, di
non inchiodare il piede, di non bruciare la suola.
Informato, per esempio, dal proprietario di un piede
nevrotomizzato, userà tutte le cautele necessarie al caso.
Ferri da solo o con l'aiuto di un assistente dovrà
prevenire tutti i possibili infortuni che sono soliti
accompagnare la ferratura. Terrà conto di tutto ciò usando
la sua arte con dignità e consapevolezza. Il maniscalco
ascolterà i consigli dei veterinari i quali, a conoscenza
delle molte questioni inerenti alla ferratura, potranno
spesso informarlo lasciando da parte ogni sua vantata
superiorità nella pratica della ferratura stessa.
Si sostiene che è un buon maniscalco chi sa forgiare il
ferro con una cotta soltanto, quello che non inchioda,
quello che fa scarso uso della raspa, quello che ferra più
celermente, ma queste sono manualità ed accidentalità che
non compromettono la sua opera. Opererà secondo le sue
propensioni e responsabilmente. La forgiatura del ferro in
una o due cotte, l'uso maggiore o minore della raspa, il
tempo impiegato per ferrare sono particolari
insignificanti. Quanto a inchiodare, esiste da sempre un
detto: "chi ferra inchioda" il che è una verità inevitabile
che non toglie prestigio all'abilità del maniscalco,ma è
anche vero che un buon maniscalco sarà quello che inchioda
di meno, ovvero, anche il migliore inchioda.
Errare è umano ma sicuramente minor numero di errori si
otterranno da chi opera con coscienza nel suo lavoro.
È così che al maniscalco sono necessarie caratteristiche di
non lieve portata,
• Aspetti di prestanza fisica.
• Caratteristiche di abilità.
• Qualità specifiche di coscienza del proprio dovere.
Questo trinomio riassume tutte le doti che il maniscalco
deve avere per conseguire un esercizio produttivo della sua
arte.
La prestanza fisica gli è necessaria per assolvere bene il
lavoro, sia ferri da solo o con l'aiuto di qualcuno.
Cavalli recalcitranti, pur ben contenuti, richiedono forza
fisica e sicurezza nell'esercizio del proprio lavoro.
Con Abilità non si intende solo alla conoscenza generica
dell'arte del ferrare, ma anche alla conoscenza del piede
sano, difettoso e malato.
La consapevolezza del proprio dovere esprime doti di
saggezza e scrupolosità del maniscalco, il quale dovrà
operare con la responsabilità necessaria alle finalità e
alle difficoltà del proprio lavoro. Il problema che il
maniscalco è chiamato a risolvere non è soltanto quello di
proteggere lo zoccolo dell'animale da un eccessivo consumo,
questo è lo scopo finale, ma per raggiungerlo deve
addirittura creare un supplemento alla natura; vale a dire
deve adattare verghe o piastre metalliche al piede senza
stravolgere l’opera armonica della natura stessa, senza
compromettere il grande equilibrio del meccanismo
locomotore: problema complesso e difficile, il quale, per
la sua soluzione richiede l’unione delle doti menzionate in
precedenza, in particolare di una grande abilità manuale e
di una perfetta conoscenza del piede, delle sue esigenze e
delle sue risorse, nonché dei principi che regolano la
tecnica della ferratura stessa.
Saggia, razionale e accurata dovrà essere la sua opera,
quanto più si voglia considerare la ferratura un “male
necessario”, del qual male sarà opportuno evitarne
eventuali danni il più possibile, con questo il maniscalco
trarrà beneficio e merito a stimolo del suo lavoro, tra i
molti, utilissimo all'economia animale e alla società in
genere.